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Shoah: Approfondiamo e non limitiamoci

27 gen Giovani | Comments

C’è chi pensa che ricordare ogni anno ciò che accadde durante la Seconda Guerra Mondiale sia frivolo, per il semplice fatto che è già riportato nei libri di storia, vi sono puntualmente edizioni speciali al telegiornale, e Musei e Teatri sono sempre aperti al pubblico con mostre e spettacoli sull’evento.
A confermarci il contrario è però il fatto che 1/5 della popolazione tedesca sotto i trent’anni ad esempio, nega di conoscere l’accaduto, forse perché chi lo sa non glie ne ha voluto mai parlare, eppure a Berlino qualche anno fa fu inaugurata una scultura in ricordo di tutti coloro che furono uccisi in quegli anni, morti per essere nati di colore diverso, di religione e cultura diversa o semplicemente per aver perso il posto di lavoro e quindi costretti a vivere come mendicanti o perché omosessuali.
Così facendo si rischia inesorabilmente di cancellare dalla memoria un avvenimento che, si dice, mai più dovrà accadere in futuro, anche se in realtà, in proporzioni certamente minori, forme di discriminazioni razziali e pestaggi avvengono spesso, sia nelle scuole, che nelle strade delle città e dei paesini limitrofi.
E’ incredibile come l’uomo di sua natura sia attratto dalla violenza, pensiamo a qualcosa di banale, ad esempio un film Horror, quanti sono appassionati di questo genere di Film? Sangue, violenza, paure, più ce né e meglio è. Mi direte, non esageriamo è tutta finzione! Certo, ma non è una buona motivazione.
Ricordare la Shoah non vuol dire limitarsi solo alle date, al numero di morti, al fatto che un solo uomo abbia potuto compiere un atto così crudele ed insensato, ma vuol dire soprattutto approfondire, solo così inizieremo a capire il vero senso della Giornata della Memoria.
Sono certo che il mio pensiero sia condiviso dal resto della città e del mondo.
Per sentire, almeno in parte, ciò che sentiva la gente dell’epoca dovremmo immaginare che anche noi all’epoca esistevamo, ed eravamo ebrei, persone di colore, mendicanti, o semplici bambini. Facciamo finta che uno di quei bambini fosse il vostro fratellino minore, un cuginetto o vostro figlio, una volta arrivati nei campi di sterminio venivano spogliati, messi insieme nelle docce e fatti morire con il gas. Non vado oltre, il resto già lo conoscete.
Non siate indifferenti, non nascondiamo la verità altrimenti finiremo per essere noi stessi vittime di quella verità mascherata.

Stefano Vitucci
Coordinatore Giovani API Trani

 


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